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Credere con tutto te stesso

Vi devo spiegare, questa sera, il credere, le opere buone e le opere malvagie; la luce e le tenebre.

Che cosa vuol dire “credere”? Io penso che pochissimi cristiani, forse anche qualificati, abbiano chiara nella mente la realtà, il significato della parola “credere”, perché, molto facilmente, la parola “credere” è tagliata nel suo percorso, direi, naturale.

Il credere, per sé, non è un atto della mente. Il credere è un atto integrale di tutta quanta la persona, perché il credere è l’apertura della propria persona, della vita propria, alla vita di Dio; per cui la vita di Dio è come se entrasse nella tua vita. E siccome tu sei fatto di corpo e di anima, il credere deve, diciamo, in maniera impropria, invadere tutta la tua persona: la mente, la volontà, gli affetti, il cuore, i sensi.

Se tu metti dei limiti o delle chiusure, non credi. Per es.: tu credi con la mente e non con la volontà. Tu credi con la volontà, ma non col cuore. Tu credi nella golosità, ma non nella sessualità. Tu credi, per es. negli sguardi, ma non nel tatto. Tu credi in un punto e non nell’altro. Tu non credi, perché dice un principio di filosofia, ma anche di teologia: “Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu”: un bicchiere è buono se non c’è nessuna scheggia; invece non è buono, quel bicchiere, se c’è una piccola scheggia sull’orlo.

Ora, se tu credi in maniera tagliata, cioè la mente sì la volontà no; con la mente sì, gli affetti no; credi, per es. che è male parlare in maniera scorretta, ma non è male, per es., vedere la televisione cattiva; è bene pregare, ma non è male, invece, essere scorretti con se stessi, con la fidanzata, con Dio, con gli altri, ecc. Tu non credi, perché “Malum ex quocumque defectu”. (il male viene da qualsiasi difetto)

Quindi, il credere è una comunione di vita tra la tua vita e la vita divina. Allora tu credi, quando apri la tua vita, non una parte sì e una parte no; allora credi.

E qual è l’itinerario del credere? E’ l’itinerario della vita. E qual è l’itinerario della vita? Tu prima una cosa la pensi, poi la vuoi e poi la fai. Una cosa la pensi, la dici, la vuoi, la fai. L’itinerario del credere non è altro che l’itinerario della vita. Se tu pensi, e quello che pensi lo vedi giusto, però poi non lo vuoi; tu pensi che è giusto e lo vuoi, però dopo non lo fai; tu pensi, lo vuoi, lo fai, magari, ma non lo dici in maniera appropriata… zoppica un po’ la tua opera! Per cui il credere, per essere davvero un credere buono, deve assolutamente coinvolgere tutta la tua vita. Se no tu non credi. Non credi! E’ inutile che tu ti arrampichi come i ragni sulla ragnatela: “Ma io faccio il catechismo”, “Io ho mandato i soldi a Padre Pio”, “Io sono andato a Loreto”, “Io sono andato a Pompei”, “Sono andato a San Giovanni Rotondo”… No, no, no.

Il credere è comunione di vita. E la vita abbraccia tutta la tua persona. Ma se tu davvero credi, ecco il secondo pensiero, la prima cosa che avviene nel credere, poiché il credere è comunione di vita, tu vedi le realtà che stanno nella fede. E la fede che cosa è? E’ una luce soprannaturale che lascia vedere quelle realtà che con gli occhi non puoi vedere e, quindi, credi che Cristo è risorto, credi nella Madonna, credi nella Chiesa, credi nella vita eterna, credi che esiste il demonio, che esiste l’Inferno, che esiste il peccato; credi che l’opera buona è un’opera la quale nutre la tua vita divina.

Ecco, la fede ti fa vedere le realtà soprannaturali. Se tu credi e c’è questa comunione di vita in modo integrale, allora la fede ti dà questa luce a vedere le realtà soprannaturali. Se tu non le vedi, non le ami. Se non le conosci non le ami. E, se non le ami, non le puoi mettere in pratica. Per cui, se tu non credi, come fai tu a conoscere ciò che non vedi, e con gli occhi, e con la luce della fede? Quelle realtà per te, non vedendole, non sono amate, non sono fatte. Le opere buone, per te, o sono fatte a forza, perché le devi fare, o perché quelle opere che tu fai non ti danno nessun senso. Non hanno senso. Pregare, alzarsi al mattino, ascoltar la Messa, ascoltare l’omelia, fare una bella confessione, possono essere azioni che, per via del non credere pieno, sono azioni di routine, che non ti danno davvero la visione chiara della realtà.

Tu vieni a confessarti, e dici sempre le stesse cose. Vieni a confessarti, e nonostante le raccomandazioni che ti vengono date dal confessore, ritorni sempre alle stesse cose, fai sempre le stesse cose; magari aggiungi anche una volontà scadente, pigra, che dilaziona. Perché la dilazione della confessione non è una dilazione soltanto della confessione, è un annacquamento della fede. Se tu, in un bicchiere piccolo di vino, getti un quintale d’acqua, il vino non si vede più. Non lo vedi più.

Ora, se tu dilazioni sia le preghiere, sia la confessione, la fede, questa luce soprannaturale non c’è più. Ti sfugge. E qual è la conseguenza più brutta? Che, quando arriva la proposta della volontà di Dio, poiché non hai la fede, cade nel recipiente che ha disponibile, che è la tua ragione. Cade lì dentro. E, siccome la ragione secerne in maniera umana la volontà di Dio: “Per me questo è giusto…”, “Per me questo non è giusto e non lo faccio”, è finita. La vita spirituale, quando è caduta nella ragione, è distrutta, perché i pensieri di Dio non sono i pensieri degli uomini. Tu non vedi più nulla. La ragione non ti fa vedere, da sola, le realtà soprannaturali. Dice San Tommaso che la ragione, da sola, ti può aiutare ad avere la luce, a vedere l’esistenza di Dio. Non più di tanto. Ma poi, il resto, se non c’è la fede non riesci a veder nulla.

Quindi, quando tu cadi nella ragione e perdi la fede, siccome la ragione è collegata al tuo io, e allora agisci secondo quello che il tuo io ti suggerisce: ora vai, ora non vai; ora preghi, ora non preghi; ora guardi, ora non guardi; ora hai l’affetto, ora non hai l’affetto; ora hai giudizio, ora non hai giudizio; ora hai pregiudizi, ora non hai pregiudizi…

Tu non vivi la vita cristiana. Sei un poveretto. Sei una povera, squallida creatura, che cammina così, carponi per terra. Non riesci più ad alzare la testa verso il Cielo. Guardi solo fango, fango, fango. E poi vengono tutte quelle barzellette: ricordi passati, fantasie, tentazioni sulla purezza, sulla golosità, sulla pigrizia, giudizi, pregiudizi, invidia, gelosia, mancanza di carità, impazienza… Piano piano, piano piano, piano piano te ne scendi sempre giù. Cominci ad essere come i serpenti, che camminano sempre nel fango, nella polvere; hanno una lingua biforcuta, sanno soltanto mormorare, criticare; camminano sempre nella polvere; poi sono astuti, trovano sempre i pretesti, i ragionamenti.

Dove sta la luce? Non c’è più. E, quindi, cammini nelle tenebre. Anzi, è molto astuto il serpente, perché scende giù. E qual è l’abilità del serpente? Quando deve camminare, alza la testa; poi dopo, quando si trova dinanzi al nemico, nasconde la testa. E così fanno le anime, come i serpenti. Quando devono fare a testa propria ragionano con la propria testa. Quando si trovano dinanzi alla volontà di Dio, nascondono la testa nei pretesti, con i pregiudizi. Nascondono, si nascondono. E magari poi, di dietro, la lingua biforcuta avvelena.

Dove stanno le opere buone, così? Le opere buone sono quelle opere fatte in conformità alla volontà di Dio. Ma se tu non la vedi la volontà di Dio, non conosci questa realtà soprannaturale, come puoi conformarti alla volontà di Dio? Non la vedi. Quindi, devi credere sul serio. Devi costantemente avere questa luce soprannaturale, perché la malizia è tenebra. E le tenebre ti portano alle opere malvagie, cioè alle opere dove non c’è luce, perché la luce è la Parola di Dio. L’opera buona cos’è? E’ un’azione dell’uomo conforme alla Parola di Dio. E la Parola di Dio è Cristo. E Cristo è la luce del mondo.

Se tu vuoi che le tue opere possano illuminare la tua vita, non solo, ma anche illuminare l’ambiente in cui ti trovi: famiglia, posto di lavoro, ovunque sia, devi fare le opere buone. Sono queste le luci che tu devi accendere nel tuo cammino. Ma senza la fede, come fai? Perché l’opera buona è un’azione dell’uomo che è conforme alla Parola di Dio; badate, un’azione che può venire da qualsiasi parte della persona. Un’azione viene dalla mente, dalla volontà, dal cuore, dagli affetti, dai sensi, dalla psiche, viene dall’individuo, viene dalla famiglia, viene dal posto di lavoro. Tutto ciò che viene dalla persona, dovunque si trovi, comunque sia coniugata questa persona, questa personalità, dovunque ha relazione, deve sempre conformarsi alla volontà di Dio, alla Parola di Dio, che è luce, che è verità.

E, invece, se tu non credi, stai così: “Ma sì, mi alzo e non mi alzo”, “Vado e non vado”, “E che fa? Va bé…”. Allora, i pretesti: “Ho da fare”, “Ho la scuola”. Ma finiamola con queste… Iddio non ti ha creato per impedirti di amarLo. Ti ha creato perché tutti i lavori devono tendere ad amarLo. Questo è il discorso.

Pensiero del giorno 26.08.2016 di Don Pierino Galeone – Servi della Sofferenza

-L’amore a Gesù ha la forza divina di fare spazio nel tuo cuore, per trovare posto e amare tutti insieme con Lui.

-Die Liebe zu Jesus hat die göttliche Kraft, in deinem Herzen Raum zu schaffen, um für alle Platz zu finden und zusammen mit Ihm zu lieben.

Pensiero del giorno 25.08.2016 di Don Pierino Galeone – Servi della Sofferenza

-La sapienza della Croce insegna a saper amare, a saper soffrire e a saper essere felici.

-Die Weisheit des Kreuzes lehrt, zu lieben wissen, zu leiden wissen und glücklich sein zu wissen.

-The wisdom of the cross teaches us to know how to love to know how to suffer, to know how to be happy.

-Le savoir de la Croix enseigne à savoir aimer, à savoir souffrir et à savoir être heureux.

Pensiero del giorno 24.08.2016 di Don Pierino Galeone – Servi della Sofferenza

-Non si è membri della Chiesa se non si ubbidisce ai Vescovi, successori degli Apostoli e, in modo particolare, al successore di Simon Pietro, il Papa. Il collegio episcopale, se non è unito al capo, il Papa, non vive; come le membra, senza la testa, non possono vivere.

-Du bist nicht Glied der Kirche, wenn du nicht den Bischöfen, den Nachfolgern der Aposteln gehorchst und in besonderer Weise dem Nachfolger des Simon Petrus, dem Papst. Wenn das Bischofskollegium nicht mit seinem Haupt, dem Papst vereint ist, lebt es nicht; so wie die Glieder ohne das Haupt nicht leben können.

-They are not members of the church if you do not obey the bishops, successors of the apostles and, in particular, to the successor of Simon Peter, the Pope. The college of bishops, if it is not joined to the Head, the Pope does not live; as members, without the head, they can not live.

-Nous ne sommes pas membre de l’Église si on n’obéit pas aux Évêques, successeurs des Apôtres et, en particulier, au successeur de Simon Pierre, le Pape. Le collège épiscopal, s’il n’est pas uni à la tête, le Pape ne vit pas; comme les membres, sans la tête, ils ne peuvent pas vivre.

Pensiero del giorno 23.08.2016 di Don Pierino Galeone – Servi della Sofferenza

-L’amore del Cuore di Gesù è universale: non esclude nessuno, ama anche i nemici.

-Die Liebe des Herzens Jesu ist universal: es schliesst niemanden aus, es liebt auch die Feinde.

-The love of the heart of Jesus is universal, not excluding anyone, even love your enemies.

-L’amour du coeur de Jésus est universel: il exclu personne, aime les ennemis aussi.

La penitenza e la carità

(Es 32,7-14; Sal 105; Gv 5, 31-47)

 

La penitenza e la carità sono i mezzi con cui noi testimoniamo il discepolato di Cristo.

La penitenza è la rinunzia, la carità ha come emblema la croce, perché Gesù sulla croce ha testimoniato l’amore verso di noi dando la vita per noi al Padre, e dando la vita a noi col perdono.

Gesù che sintetizza come Maestro la penitenza e l’amore: “Chi non rinunzia e non porta la croce non può essere mio discepolo” (cfr. Lc 14, 27). Gesù è discepolo di Suo Padre, ha fatto sempre quello che Suo Padre gli ha comandato di fare, non solo, ma ha fatto quello che al Padre è piaciuto.

Perché la penitenza purifica e la carità santifica? Sono le virtù che derivano in un modo particolare dalle virtù che Gesù ha stabilito per il discepolato: “Chi non rinunzia e non prende la croce non può essere mio discepolo”. La rinunzia è uguale alla penitenza, rimuove tutto ciò che non è buono dentro di noi, perché essendo corrotti dal peccato, noi dobbiamo sempre nella vita rinunziare al male; la corruzione del peccato è dentro alla nostra natura, e finché noi viviamo abbiamo sempre da rinunziare alla corruzione della nostra natura umana.

Dicevo, la croce è l’emblema dell’amore, dove Gesù ha dato la vita al Padre in sacrificio, e ha chiesto e ottenuto il perdono per noi, quindi ci ha rinnovati nella vita dandoci la vita nuova col perdono.

Certamente noi dobbiamo considerare la rinunzia e la croce, la penitenza e la carità.

Dicevo, perché la carità santifica? La santità è la conformità al volere di Dio, e Dio manifesta il Suo volere attraverso la Parola di Suo Figlio, il quale ha detto: “Vi do il mio comando, amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13,34).

Dunque la carità fraterna  – “amatevi gli uni gli altri” (ibidem) – è appunto il mezzo con cui noi ci conformiamo a Cristo e per mezzo di Cristo al Padre; Lui è il Santo, è Lui che santifica: “Io sono Santo” dice il Signore. “e siate santi come io sono Santo” (cfr. Lv 19,2).

Non è possibile che noi lasciamo anche per poco tempo la penitenza, perché la penitenza e la carità vanno sempre insieme. La rimozione di ciò che non è buono e la piegatura a ciò che è buono, rinunziare al non amore per poter realizzare l’amore, sono sempre congiunti. satana non sta mai fermo, quando vede che noi siamo aperti, disponibili, alla piegatura, quindi all’amore al Signore, egli sempre mette ostacoli. Per cui, se amiamo veramente il Signore dobbiamo anche rinunziare e fare penitenza.

Questi piccoli pensieri che vi dico sono fondamentali. Sto commentando quello che dice la prima preghiera.

Chiediamo al Padre di avere questo dono: la Grazia, della penitenza per purificarci, e della carità per santificarci, per andare rinnovati così alla Pasqua di risurrezione.

Certamente la rinnovazione avviene in Cristo Risorto nel quale e dal quale noi abbiamo la forza per rinunziare, far penitenza, e per amare il Signore per santificarci.

 

Pensiero del giorno 22.08.2016 di Don Pierino Galeone – Servi della Sofferenza

-È bello morire d’amore nel Cuore di Gesù!

-Es ist schön, aus Liebe im Herzen Jesu zu sterben!

-It is good to die of love in the heart of Jesus!

-C’est beau de mourir d’amour dans le coeur de Jésus!

-¡Es hermoso morir de amor en el Corazón de Jesús!

Il desiderio della malizia

La perfezione cristiana, la perfezione dei consacrati.

La perfezione cristiana consiste nel cercare il Signore, mettere in pratica i suoi comandi. La perfezione dei consacrati è mettere in pratica  i consigli evangelici. Però, ecco, il punto focale dell’omelia di questa mattina è il desiderio.

Il desiderio è l’anima del cercare. Gesù nel Vangelo perfeziona la legge, sottolineando appunto il desiderio. Bisogna eliminare il desiderio di qualsiasi malizia: così tu sei un vero cristiano. Non basta eliminare il peccato mortale, il peccato veniale, ma bisogna eliminare il desiderio. Una volta eliminato il desiderio, non si cerca più il male, ma si cerca il bene. Una volta che cerchi il bene, il Signore mostrerà il suo volto nella preghiera, nel lavoro, nei momenti difficili, nel duro quotidiano, nell’asprezza delle prove, nella insistenza delle tentazioni, nella travolgente passione della seduzione, Egli mostrerà il suo volto, e tu sentirai più da vicino la sua voce: “Coraggio, sono con te, non temere, ce la farai, io ho vinto, unisciti a me per vincere insieme con me il demonio, il peccato, il mondo, la morte”. Ecco, il desiderio.

Però, hai notato come il tuo desiderio ha della flessioni? Anche se nel momento in cui la seduzione si avvicina, tu rifiuti il seduttore, la seduzione, però senti che ancora c’è in te questa spinta al cercare, c’è in te ancora questo lievito del desiderio, perché il desiderio o è un principio d’amore, o è un residuo d’amore. Quando si incomincia ad andare al mondo, si incomincia col desiderio e quindi col cercare. Le compagne di questo verbo cercare, sono tante, specialmente la curiosità, per alcuni la cultura, per altri lo studio, per altri l’apostolato, per altri può essere anche il confessionale. Tutto può essere poi colto dal maligno per mantenere sempre a caldo il tuo desiderio, la spinta dell’amore alla malizia e quindi il cercare.

Guardate che a volte anche nella stessa comunità in cui ci si vive è presente questo desiderio, questo cercare. Se tu non hai eliminato questo desiderio, il cercare, la malizia, ancora devi completare la tua vita cristiana. E bada che il cercare, il desiderio di qualsiasi malizia ti porta sempre al difetto predominante: la golosità, la pigrizia, la perdita di tempo, il nervosismo, la stanchezza, la svogliatezza. Stai attento al desiderio.

Ecco quello che ti dice questa mattina il Signore Gesù. Nel Vangelo, Gesù sottolinea la perfezione della legge. Di per sé anche i cristiani perfetti devono evitare il desiderio della malizia, però in modo particolare, il taglio del consacrato è proprio questo: eliminare il desiderio. Com’è possibile che tu possa rimanere fedele ai voti se non hai eliminato il desiderio, e quindi la ricerca della malizia.

Un ultimo pensiero desidero mettervi nel cuore. Attenti però: altro è il desiderio e altro è la fragilità umana. Per esempio la fragilità umana: guardi ma non vuoi guardare, ma davvero non vuoi guardare. Alla televisione ti capita qualche cosa, oppure per la strada: non c’è il desiderio, non c’è la ricerca, però senti l’umana debolezza di voltarti a guardare; non preoccuparti, questo è il segno della debolezza umana per cui devi pregare, far penitenza, ma non c’è scritto nulla nel libro della vita. Invece il desiderio, quando è unito al cercare, allora può coinvolgere il volontario. E anche quando tu cerchi e senti il desiderio, però non vuoi la malizia, il Signore per umiliarti ti fa sentire la presenza di questa debolezza per cui tu dal Signore sei invitato a intensificare con maggiore solidità di cuore – con un cuore più saldo – la preghiera e la penitenza. Ma è tutto per il tuo bene.

Quindi non badare se c’è stato dentro di te un risveglio del cercare, del desiderio: il Signore può averlo permesso unicamente perché tu abbia presente la debolezza della natura umana e quindi il Signore ti ha voluto sollecitare ad una preghiera più intensa e ad una vigilanza molto più seria, per essere sempre più robusto, più solido, più forte dinanzi alle insidie del mondo, del demonio, del tuo io.

Ecco, Gesù ora che è presente, vuole ascoltare il nostro cuore che vuole essere più saldo. Gesù rendi più saldo il mio cuore. Può darsi che abbia permesso la fragilità; vedete che la Messa è il momento, direi, favoloso, meraviglioso in cui noi mettiamo le nostre debolezze e riceviamo la fortezza. L’espiazione e il perdono sono: l’espiazione è la presenza della debolezza umana, il perdono la presenza dell’onnipotenza di Dio.

Tutto il mistero di Gesù ha una parola: perdono, perché il perdono è gioia, libertà, speranza, entusiasmo e recupero nell’anima della nostra vocazione cristiana, è sguardo al cielo e ricerca delle cose celesti. Com’è bello!

Gesù ci ha reso belli davanti a suo Padre. È più di una mamma Gesù, perché il perdono non è solo pulizia di ciò che è sporco, ma arricchimento di ciò che è bello. Nella preghiera vuole che al Padre suo, al Padre nostro ci presentiamo non soltanto senza macchia, ma anche belli. È Lui, è Lui. Nel perdono, noi abbiamo non soltanto la pulizia di ciò che è brutto ma anche l’arricchimento, tutto ciò che è gradito al Padre Celeste.

Ecco, vi voglio dire uno scherzetto psicologico che il demonio fa: quando un’anima si decide in maniera più risoluta, allora, che succede? Supponiamo che è passata una settimana, quindici giorni, un mese, due mesi, il demonio  psicologicamente insulta, in che senso: “Ah! Stai diventando più buono, bravo. Beh! Allora me ne posso andare adesso!.” E sembra che il demonio faccia finta che se ne vada e poi dopo…Bang! Torna di nuovo.

Pensa, guarda, sente, gira e volta: è tornato quel lazzarone! Statevi attenti.

Nel tempo in cui cominciate a sentire il recupero pieno del vostro cammino spirituale, in quel momento di recupero pieno, statevi attenti che lui approfitta di quel recupero pieno: “E oramai mi hai lasciato…va bene, cammina che io me ne vado”. Bugia, è un bugiardo. Torna di nuovo.

Pensiero del giorno 21.08.2016 di Don Pierino Galeone – Servi della Sofferenza

-La stretta forte forte al Cuore di Gesù e la tenerezza dolcissima della Mamma nostra celeste sono l’abbraccio più grande dell’universo.

-Die feste Umschlingung des Herzens Jesu und die süsseste Zärtlichkeit unserer himmlischen Mama sind die grösste Umarmung des Universums.

-The strong hold to the heart of Jesus and the sweet tenderness of our heavenly Mother is the biggest hug of the universe.

 -La forte forte étreinte sur le Coeur de Jésus et la douce tendresse de notre Maman céleste est la plus grande embrassade de l’univers.

-La unión fuerte fuerte al Corazón de Jesús y la ternura dulcísima de nuestra Mamá celestial son el abrazo más grande del universo.

Pensiero del giorno 20.08.2016 di Don Pierino Galeone – Servi della Sofferenza

-Tu impari l’umiltà per entrare nel Cuore di Gesù ed essere assimilato dal suo amore, che viene testimoniato dalle opere buone verso i fratelli.

-Lerne die Demut, um ins Herz Jesu einzutreten und in seine Liebe aufgenommen zu werden, die durch die guten Werke an den Brüdern bezeugt wird.

-Learn humility to enter in the heart of Jesus and be assimilated from His heart which is testified by works.

-Tu apprends l’humilité pour entrer dans le Coeur de Jésus et être assimilés par son amour, qui est témoigné par les bonnes oeuvres envers les frères.

-Aprende la humildad y entrarás en el Corazón de Jesús, para ser asimilado por su amor y difundirlo en el corazón de los hermanos.

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